'Le Storie Cantate' Viaggio tra i cantastorie pugliesi di Nicola Morisco e Daniele Trevisi
LE RADICI DELLE TRADIZIONI POPOLARI IN “ LE STORIE CANTATE – VIAGGIO TRA I CANTASTORIE PUGLIESI “ di Nicola Morisco e Daniele Trevisi Palazzo Roberti – Mola di Bari – sabato 28 luglio ore 21 – Una musica che parla con il cuore ed al cuore . Le tradizioni musicali pugliesi hanno preso vita ieri sera, nella location di Palazzo Roberti, a Mola di Bari, per raccontare al pubblico accorso numerosissimo, le radici ancora vive di una cultura tradizionale “ a rischio” di estinzione .
Checco, security di una discoteca della Brianza, sogna di fare il carabiniere ma viene respinto al colloquio. Grazie alla raccomandazione di uno zio presso il vescovo di Milano, si ritrova a lavorare come addetto alla sicurezza del Duomo. Qui conosce Farah, una ragazza araba che si finge studentessa di architettura per avvicinare la Madonnina, ai piedi della quale medita in realtà di depositare una bomba per vendicare l'uccisione della sua famiglia. Checco abbocca immediatamente all'amo di Farah –lui pugliese di madre tarantina e lei “francese di madre bina”- ma quel che la ragazza non può immaginare è che la maggior minaccia per il prossimo e per il patrimonio artistico italiano è rappresentata da Checco stesso: un esplosivo connubio di ignoranza e beata, razzista ingenuità. Alla seconda prova cinematografica, Checco Zalone, il personaggio creato da Luca Medici per portare a galla il peggio del “buon uomo” italiano, conferma di possedere una scintilla di genialità, che gli permette di conquistare critica e pubblico, distraendoli persino dalle enormi debolezze di fattura dei suoi film. Più idiota di Clouseau, più ingenuo di Mr Bean, maschera poco italiana dell'italiano medio in soluzione concentrata, Zalone non conosce pudore né timore, nemmeno in fase di scrittura, e dunque si scaglia contro le missioni di pace così come contro Chiesa e clero (gli angeli e i demoni di “don Brown”, insomma), come pochi altri oserebbero fare al di là di una battuta, così in grande stile. Che Bella Giornata non prosegue Cado dalle nubi, il setting è stato azzerato e ripensato in toto, ma estingue per sempre il dubbio che il comico avesse un unico colpo in canna, fatto della somma delle sue sparate televisive, e ci permette di salutare davvero l'avvento di un talento così intelligente da prendere il proprio pubblico come target nel senso letterale di bersaglio (sviando minimamente le indagini quando seleziona l'Islam a pretesto, per impugnarlo in realtà come uno specchio impietoso). La trovata dell'agente di sicurezza, versione italiota della spia che altrove ha combinato guai immensi (una per tutte, Johnny English), inserisce il nostro idiota del villaggio nel cuore delle relazioni istituzionali, alzando dunque il tiro rispetto all'ambientazione familiare del primo film, ma conservando perfettamente la portata disintegrante del protagonista in quanto elemento (la definizione è di Marescotti) “socialmente scorretto” prima e forse più che politically uncorrect. Regia di Gennaro Nunziante, musiche diabolicamente indimenticabili di Checco Zalone.
Costumi, riti religiosi pagani, superstizioni, senza risparmio di colpi bassi e compiacenze. Immorale perché falsifica la realtà, la corregge a scopi spettacolari. La scoperta dell'insolito e la rappresentazione della crudeltà non possono prescindere dal rispetto per l'uomo. Film ignobile di grande successo.
Uno dei migliori film interpretati da Rodolfo Valentino. Diretto da Brown in maniera esemplare e con una sceneggiatura di tutto rispetto. La zarina si invaghisce di un luogotenente dei cosacchi e lo vuole generale. L'uomo è molto imbarazzato e trova difficoltà nel trattenere le avances della sovrana.
TRATTO DALL'OMONIMO ALBUM DEGLI SQUALLOR (GRUPPO STORICO DEGLI ANNI 70) CHE CON IL LORO MODO SARCASTICO E A VOLTE POCO "CONVENZIONALE" RACCONTAVANO STORIE DI VITA QUOTIDIANA ...FILM DIVERTENTE CHE PER GLI AMANTI DEI B MOVIE è DA NON PERDERE...
Per i 10 anni dell'arena festeggiamo con tutti e tutte voi questa sera con un omaggio a Terry Gilliam, con la proiezione di PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS ( film cult di un regista visionario che ritrae in modo ineccepibile l'america del consumismo) ed un cortometraggio, THE WHOLLY FAMILY, girato a Napoli, dove, il nostro autarchico non che, a suo modo eccentrico, Nico Cirasola partecipa come attore. NON MANCATe
Piero Cicala, negli anni '80, è stato un cantante di successo. La sua hit “Io, te e il mare” ha venduto quasi un milione di copie. Poi il mondo si è dimenticato di lui e il mare della canzone è tornato ad essere quello di Savelletri, il paesino della Puglia da cui Piero era partito e dove è tornato, a fare il cameriere nel ristorante che ha comprato per sua moglie quando gli ha concesso il divorzio. Ora, però, una trasmissione televisiva di prima serata, di quelle che vanno a caccia di meteore e vecchie glorie, gli propone di riprendere in mano il microfono per una sera. Dopo una lunga riflessione, Piero accetta di stare al gioco, s'infila un parrucchino e la vecchia giacca con i bottoni di madreperla e parte alla volta di Roma. Qui, nel grande albergo in cui è ospitato per la notte, viene travolto da Talita Cortès, top model e icona del momento, e dal suo seguito di assistenti e paparazzi. È un caso a farli finire nella stessa camera, ma poi Piero entra davvero nelle simpatie della diva, che vorrebbe portarlo con sé in America, l'indomani stesso. Il regista Eugenio Cappuccio e lo scrittore Claudio Piersanti riscrivono, con l'aiuto di Guia Soncini, un'idea originale di Antonio Avati, che tanto originale non è ma è di certo una buona idea. Nasce così la parabola di Cicala, un uomo che ha avuto successo e poi l'ha perso, con la medesima velocità ma ben altre conseguenze, che si è lasciato diventare vecchio e grasso prima del tempo, che soprattutto si è portato dietro un rimpianto, quello di non aver mai veramente detto la sua (leggi: cantato la sua canzone), e per questo tiene prigioniero un polipo in un acquario, in attesa di una liberazione o di una lenta morte per costrizione. Il personaggio interpretato da Belen Rodriguez, al di là della retorica sotterranea per cui i due in fondo in fondo non sarebbero così diversi, funziona da spinta per restituire a Piero la fiducia in se stesso; è –o meglio, dovrebbe essere- quello che fu Mathilda per Léon. Peccato che tutta l'altra metà dello scambio, quella in cui lui insegna a lei che deve essere se stessa, per “salvarla” in tempo dal destino che lo ha sommerso e rischia di toccare in sorte anche a lei, sia sprecata, pasticciata, buttata alle ortiche, affidata ad una telefonata improvvisa a Berlino nella quale la modella s'impone al committente come fotografa di se stessa. In questo modo il titolo, oltre che orrendo, si svuota anche di senso: “se sei così”…come? Non c'è vera qualità, al di là della bellezza. Rispetto ai modelli più alti a cui si rifà, daScrivere una canzoneaNotting Hill, il film di Cappuccio sceglie di non seguire la strada della commedia romantica ma di essere sentimentale in un altro senso, più malinconico e consono alla bella penna di Piersanti. Malgrado le due brutte scene in testa e in coda, è un proposito onesto. Rispetto all'idea iniziale del produttore, invece, che vagheggiava toni e personaggi esagerati, quasi a sfiorare il grottesco, sceglie di smorzare, di addolcire, di fare di Piero più una sorta di Scialpi che un vero catorcio e di Talita una finta dura anziché una Paris Hilton, ma la limatura è imperfetta e il film rinuncia a troppo, all'amaro vero, alla vera tenerezza, finendo per alludere soltanto a quel che poteva essere e non è. Ottimo Solfrizzi, niente male anche Belen.